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“Fontgate”*: la tipografia svela le truffe

domenica, Dicembre 14th, 2025

di Fabrizio M. Rossi

Un amico “expat” negli USA, Sandro Naglia, mi segnala un interessante articolo di Ross Arber pubblicato sul “New Yorker” del 31/07/2017: «La scandalosa storia del Calibri. Nell’ultimo decennio, la font ha avuto un ruolo in diverse accuse di contraffazione».

La font Calibri venne disegnata da Lucas de Groot, type designer olandese residente a Berlino, fra il 2002 e il 2004, per Microsoft, che la rese font di default della suite Microsoft Office. Dopo essere stato premiato nel 2005 dalla Type Directors Club’s Type Design Competition nella categoria “type System”,  Calibri divenne poi disponibile a partire dal 2007. Attenzione alle date.

Nel 2017 de Groot riceve numerose telefonate ed e-mail urgenti dal Pakistan: Nawaz Sharif, Primo ministro del Pakistan, è coinvolto in uno scandalo di corruzione dalla Suprema corte di quel Paese; la figlia del Primo ministro ha esibito un documento, datato 2 febbraio 2006, che avrebbe dovuto discolpare il padre. Il problema è che, come si è detto, il Calibri divenne disponibile solo a partire dal 2007.

Secondo il “New Yorker” non è solo questo caso che ha reso il Calibri protagonista di un “fontgate”. Nel 2012 il governo turco accusò circa trecento persone di aver ordito un complotto per un colpo di stato; alla base dell’accusa vi erano alcuni documenti stampati con il Calibri, ma anche in quest’occasione c’è un‘incongruenza cronologica: i documenti d’accusa erano datati all’inizio del 2003.

Per inciso: nel 2023 il Calibri venne adottato dall’amministrazione Biden per le comunicazioni ufficiali della Casa Bianca. È stato poi sostituito dall’amministrazione Trump con il Times New Roman alla fine del 2025, perché accusato di essere rappresentativo della “cultura woke” [https://www.ilpost.it/2025/12/12/stati-uniti-dipartimento-stato-times-new-roman-calibri-marco-rubio/].

* Calco dal celebre “Watergate”, lo scandalo rivelato da due giornalisti dello “Washington Post” che costrinse il presidente degli USA Richard Nixon a dimettersi nel 1974. La vicenda venne descritta nel film omonimo del 1976 con Robert Redford e Dustin Hoffman.