Posts Tagged ‘Tipografia’

Scommettiamo che lo puoi leggere?

mercoledì, novembre 16th, 2011

Pubblicato il 16/11/11 su AiapZine. [text] Fabrizio M. Rossi, Italy / [images] Biancoenero, Italy

Di solito progettiamo per coloro che non soffrono di particolari difficoltà nel porsi in relazione con l’ambiente circostante e che, ufficialmente, costituiscono la maggioranza delle persone. È bene ricordare, tuttavia, che fra di noi c’è chi ha difficoltà più o meno gravi di approccio con quel mondo che progettiamo e che a noi sembra normale ma in realtà può essere irto di “barriere visive” per chi non gode dei nostri stessi vantaggi; si pensi, per esempio, all’universo della grafica editoriale e dunque all’atto del leggere.

La dislessia evolutiva è uno dei disturbi specifici di apprendimento (DSA) e riguarda proprio la lettura; essa colpisce circa il 5% della popolazione scolastica di madre lingua italiana e il 6% di quella di madre lingua non italiana. A questa parte di studenti affetti da quello che è un disturbo importante si aggiunge un buon 50% di ragazzi che non leggono altri libri se non quelli di testo e, ad essi, un altro cospicuo numero di “lettori pigri o riluttanti”.

Secondo quanto afferma la psicologa cognitiva Alessandra Finzi, «la dislessia evolutiva (DE) è una difficoltà di lettura che si manifesta in presenza di risorse cognitive e d’istruzione adeguate e in assenza di deficit sensoriali e neurologici. Nei bambini e ragazzi con DE le difficoltà di decodifica del testo determinano affaticamento e quindi comprensibilmente una certa riluttanza nella lettura. Di fronte a ciò la strategia maggiormente adottata è l’utilizzo di strumenti compensativi che, pur mostrandosi spesso utili, finiscono talvolta con l’allontanare ulteriormente i ragazzi dall’oggetto libro […]. Gran parte dei lavori riportati in letteratura […] individua il core symptom del disturbo nella componente fonologica del linguaggio. Spesso alle difficoltà di lettura sono stati, però, associati anche disturbi quali deficit di natura attentiva e difficoltà visive. Può capitare che ragazzi con DE rallentino la decodifica quando il target visivo è circondato da distruttori, mentre siano favoriti quando viene aumentato lo spazio tra le lettere o tra le parole. Inoltre, molti ragazzi con DE confondono le lettere e le parole di simile configurazione o hanno difficoltà a selezionare visivamente o a individuare pattern di lettere all’interno delle parole».

Un interessante contributo di risposta, tutto italiano, al problema della dislessia evolutiva è la font open type Biancoenero©. La font è stata disegnata dai progettisti grafici Riccardo Lorusso
e Umberto Mischi, con la consulenza della già citata Alessandra Finzi, di Daniele Zanoni (egli stesso affetto da dislessia, laureato in fisica ed esperto di metodi di studio in disturbi dell’apprendimento)
e Luciano Perondi (disegnatore di caratteri e docente di tipografia all’ISIA di Urbino). La font è parte del Progetto alta leggibilitàdella casa editrice Biancoenero, che ne prevede l’uso in collane editoriali insieme ad accorgimenti d’impaginazione e linguistici mirati ad una lettura più agevole.

La font assume come tipiche della persona dislessica alcune difficoltà nel discriminare caratteri di forma analoga ma diversamente orientati nello spazio (come la “p” e la “b”, la “d” e la “q”, la “u” e la “n”, la “a” e la “e”, la “b” e la “d”) così come caratteri che presentano somiglianze (come la “m” e la “n”, la “c” e la “e”, la “f” e la “t”, la “l” e la “I”), introducendo differenziazioni sensibili fra tali segni, insieme all’enfasi, nel minuscolo, di ascendenti e discendenti rispetto all’occhio medio. In alcuni caratteri “critici” – come la “v”, confondibile con la “w”, o la già menzionata “u” – è stata effettuata una riduzione dell’altezza dell’occhio medio. Tali accorgimenti, tuttavia, non ne fanno una font eccessivamente diversa dalle altre abitualmente in uso in libri per ragazzi, evitando così una distanza psicologica nel lettore dislessico. «Tutte le variazioni introdotte sono compatibili con il disegno e con la struttura “ritmica” tipica dei caratteri latini […] senza penalizzare l’efficienza e la qualità tipografica complessiva», come afferma Perondi nello specimen del carattere auspicando «l’adozione estesa di tali varianti nella tipografia latina abituale».

Biancoenero © è disponibile gratuitamente per fini non commerciali a chiunque ne faccia richiesta; è un progetto aperto a suggerimenti, al fine di migliorarne l’efficacia.
In questo spirito sarebbe interessante ricevere nel corso del tempo – dagli autori, dall’editore e da chiunque ne farà un uso consapevole – un racconto dei risultati ottenuti attraverso questa font.

Per informazioni:
info[at]biancoeneroedizioni[dot]com

Cibo per la mente

venerdì, ottobre 14th, 2011

Pubblicato il 13/10/11 su AiapZine. [text] Fabrizio M. Rossi, Italy [images] Battage comunicazione, Italy.

Libropane
(ricetta per una persona). Prendete una manciata di caratteri in piombo dalla a alla zeta e mescolateli ad arte, lasciando quel tanto d’aria giusta tra gli uni e gli altri; disponeteli bene in forma e dateli alle stampe su carta tagliata a mano, robusta e flessibile, che sappia di cotone e di lino; le copie, quante ne bastino per farvi contenti. Infine cucite, segnate, incollate, aggiungete o togliete a vostro gusto.

Fra pochi mesi saranno trent’anni che Alberto Casiraghy, l’editore e artista, ‘sforna’ libri come pane, uno al giorno, e ad agosto erano già oltre 8mila e trecento i titoli in catalogo. Al di là dei numeri, senz’altro impressionanti, colpisce la varietà e la vivacità delle opere, firmate da ‘pulcini’ sconosciuti’ o da celeberrimi ‘elefanti’; tutte siglate dal libero estro inventivo di Casiraghy.

Possiamo dire già iniziati i festeggiamenti del trentennale con la mostra “Cibo, poesia e arte nelle edizioni Pulcinoelefante”. Curata dal libraio antiquario milanese Andrea Tomasetig nell’àmbito della seconda edizione di “Cibo di carta”, l’esposizione è realizzata dalla Provincia di Lodi e dal Sistema Museale Lodigiano, in collaborazione con il Museo della stampa di Lodi e con il sostegno di UniCredit e UniCredit Leasing. Negli spazi del museo lodigiano si articolano tre sezioni: la prima è intitolata proprio “Cibo per la mente” e presenta una selezione di ‘pulcinielefanti’ dedicati al tema del cibo; la seconda, “Amici scrittori e artisti”, raccoglie volumi firmati da alcuni tra i ‘compagni di strada’ nell’avventura artistica dell’editore, prima fra tutti Alda Merini; la terza, “La tipografia è un’arte”, vede come coprotagonista lo stesso museo ospite ed è un omaggio al fascino della tipografia e alla maestria di Casiraghy, esponendo le sue opere fra le centinaia di macchine d’epoca.

Nella settimana fra il 3 e il 7 ottobre si sono svolti dieci laboratori didattici gratuiti per le scuole elementari basati sul Metodo Bruno Munari® e due laboratori tipografici tenuti dallo stesso Casiraghy. La mostra, inaugurata il 23 settembre, chiuderà il 23 ottobre.

Per informazioni:
Museo della stampa di Lodi
Tel. 0371 5601

www.museostampa.org
info[at]museostampa[dot]org


I volti di Bodoni

martedì, settembre 20th, 2011

Pubblicato il 20/9/11 su AiapZine. [text] Fabrizio M. Rossi, Italy [images] courtesy of www.google.it, Italy.

L’iconografia della persona di Bodoni è tra le più ricche e interessanti fra quelle dedicate ai protagonisti della storia della tipografia. Il “re dei tipografi, tipografo dei re” fu oggetto di una ritrattistica copiosa, sia quanto a modelli eseguiti durante la sua vita sia quanto a copie degli stessi. Fu un culto dell’immagine fisiognomica che durò più di un secolo, attraversando epoche e gusti diversi, dal neoclassico al tardo romantico, configurandosi come un fenomeno storico ed estetico degno di nota. I ritratti di Bodoni vennero eseguiti con le tecniche più diverse, dalla pittura alla scultura fino all’incisione che, tradizionalmente, permetteva un’ampia diffusione dei modelli.

Se dovessi indicare un tratto comune ravvisabile nei migliori esempi dell’iconografia bodoniana direi che possa essere lo sguardo che essi attribuiscono a Bodoni.

È proprio “Lo sguardo della perfezione” il titolo della mostra che s’inaugura il 24 settembre alla Biblioteca Palatina di Parma, per chiudere il 24 novembre. La mostra, organizzata dal Museo Bodoni e dalla stessa Palatina, riunirà modelli e copie del XVIII e XIX secolo e promette di essere non solo una rivisitazione della rassegna iconografica realizzata nel 1913 (anno del primo centenario della morte di Bodoni) dalla rivista torinese “Archivio tipografico”, ma anche un suo aggiornamento, grazie alla recente scoperta di materiali inediti conservati in collezioni private. Vuol essere, insomma, un passo importante in vista delle celebrazioni del bicentenario della morte di Bodoni.

Per informazioni:

Museo Bodoni
Biblioteca Palatina

UPPERcase 2

lunedì, settembre 19th, 2011

Il 26 ottobre prossimo si svolgerà la seconda edizione di “UPPERcase”, una giornata d’incontri dedicati alla gestione delle font in àmbito grafico.

Organizzata da Type*s, la manifestazione avrà luogo a Milano nella Mediateca della biblioteca Braidense, dopo l’esordio nel 2010 nelle sale della biblioteca Palatina di Parma.

Come eravamo, 2

lunedì, luglio 4th, 2011

Un particolare del logo dello studio grafico Ikona (versione 2008) disegnato a matita da Fabrizio M. Rossi.

Come eravamo, 1

venerdì, aprile 22nd, 2011

Fabrizio M. Rossi disegna il logo Ikona del 2005.

Cinque cose da sapere

martedì, gennaio 4th, 2011

Cinque cose da sapere per una buona comunicazione visiva. Fabrizio M. Rossi interviene sulla newsletter de “Il pensiero scientifico”, “Va’ pensiero”, con alcuni consigli per migliorare la forma dei nostri contenuti. A questa uscita della newsletter è abbinato un concorso di cultura tipografica; in palio Le magliuscole.

Ci vuole carattere

lunedì, settembre 6th, 2010

Segnaliamo una mostra di tipografia espressiva a Caltagirone curata da due allievi del corso di Lettering dell’Accademia delle arti e nuove tecnologie di Roma, Silvestro Vicino e Francesca Quaranta.

Dal comunicato stampa:
“Novelli comunicatori visivi trascinati dalla forza della tipografia non avremmo mai immaginato, in quel lontano lunedì d’ottobre, che si sarebbe aperto davanti a noi un mondo tanto fantastico, al contempo misterioso e manifesto, com’è quello dei caratteri tipografici. Più che una mostra è un invito a seguirci in questa continua avventura alla scoperta delle infinite possibilità custodite dalle lettere.”
Per informazioni.

È disponibile il secondo numero de “lemagliuscole”, la tipografia da indossare

giovedì, maggio 13th, 2010

È uscito il secondo numero de “lemagliuscole”, la tipografia da indossare, dedicato al minuscolo.

Il minuscolo (dal latino minusculus, diminutivo di minus, ‘meno’) è una delle forme primarie della lettera di cui dispone il sistema alfabetico, insieme al maiuscolo e al maiuscoletto. Il suo andamento è compreso tra quattro linee immaginarie in cui si sviluppano tratti ascendenti (in lettere come la ‘d’), discendenti (come nella ‘p’) e occhio medio (nella ‘x’ o nella ‘m’); il minuscolo ha dunque un andamento ‘altalenante’ che trasmette un tono discorsivo.
Il minuscolo si afferma in calligrafia intorno all’800 d.C. durante il regno di Carlo Magno. Prende il nome di ‘minuscola carolina’ proprio dal grande re; egli non ne fu l’inventore ma ne promosse la diffusione attraverso l’operato di Alcuino di York che ne regolamentò forma e proporzioni. Carlo Magno “aveva l’abitudine di mettere sotto il cuscino del suo letto tavolette e piccoli fogli di pergamena […] per esercitarsi a scrivere; ma iniziò a farlo troppo tardi e il risultato fu mediocre”; questa testimonianza del cronista Eginardo è probabilmente alla base della leggenda sull’analfabetismo del re.
La minuscola carolina è in effetti il risultato di un lungo percorso storico che coinvolse centri di scrittura del regno dei Franchi come Lione, Autun, Tours, Luxeuil e Corbie. La grafia carolina – affiancata nei titoli dalla maiuscola romana – fu protagonista di una lunga stagione che durò sino all’XI secolo, ispirando poi i calligrafi dell’Umanesimo e del primo Rinascimento che a loro volta influenzarono i disegni dei primi caratteri tipografici italiani. La versione che presentiamo è la font Carolina, opera del calligrafo e tipografo tedesco Gottfried Pott, realizzata nel 1990 per la Linotype® nell’àmbito del progetto “Type before Gutenberg”.

I materiali

lemagliuscole” sono realizzate con cotone del commercio equosolidale. Sono state prodotte in Bangladesh da artigiani e cooperative indipendenti con il sostegno di Aarong, consorzio che fornisce servizi a piú di 30.000 lavoratori (85% donne), da anni inserito nel circuito equosolidale. Aarong nasce e opera come ramificazione commerciale di BRAC, un’organizzazione umanitaria impegnata nella riduzione della povertà e nel sostegno ai poveri e alle donne specialmente nelle aree rurali. Il cartellino è prodotto artigianalmente con carta Steinbeis ClassicWhite riciclata ed ecologica al 100%.

Modelli, colore, stampa e taglie

Unisex a manica corta, cotone 100%, colore rosso bordeaux, stampa serigrafica a 2 colori

taglie: S – M – L – XL

Donna a manica corta, cotone 95% / elastic 5%, colore rosso bordeaux, stampa serigrafica a 2 colori

taglie: S – M – L – XL

Già uscite

Il maiuscolo; Il minuscolo

Prossime uscite in questa serie

I tipi umanistici

I numeri

Un progetto di

Fabrizio M. Rossi & Claudia Damiani

studio Ikona

Per informazioni

info[at]ikona[dot]it

www.ikona.it

Tra le parole, i caratteri e le cose

domenica, febbraio 14th, 2010

Se esiste un brano letterario che abbia fornito spunti di riflessione e dibattito ai filosofi contemporanei è quello citato da Maurizio Ferraris in Borges tra le parole e le cose (“Il Sole 24 Ore” del 14/2/2010), tratto da L’idioma analitico di John Wilkins (1951), di Jorge Luís Borges. In esso si parla dell’“Emporio celeste di conoscimenti benevoli”, ovvero della “Enciclopedia Cinese”.

«Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.»

Come giustamente fa notare Ferraris, lo scrittore argentino addensa in questo brano «almeno tre vertigini»: una logica, una ontologica e una epistemologica. La prima: un catalogo che incorpora se stesso (“inclusi in questa classificazione”). La seconda: il“sublime matematico” kantiano che viene configurato da una tassonomia irraggiungibile (“innumerevoli” ed “eccetera”). La terza: l’accozzaglia di categorie disparate (“gli appartenenti all’Imperatore”, i “lattonzoli”, i “favolosi”…) che richiama alla memoria, secondo Ferraris, la critica di Kant alle categorie di Aristotele, accusate di procedere “rapsodicamente”, cioè a caso. Ferraris prosegue ricordando l’attenzione tributata da Michel Foucault, nel suo saggio Le Parole e le cose, alla “Enciclopedia Cinese” di Borges: il carattere paradossale del ‘catalogo’ di Borges ci interroga efficacemente sui nostri criteri di classificazione.

Le classificazioni dei caratteri tipografici meriterebbero urgentemente una riflessione approfondita; sebbene costituiscano tuttora un valido sostegno didattico e un discreto strumento di lavoro, esse sono sempre piú messe alle corde dalle mutate condizioni di produzione e di fruizione dei caratteri tipografici nell’epoca digitale. Le ‘chimere’ tipografiche (digitali e non) sfuggono alla tassonomia e ci impongono approcci diversi.

Fabrizio M. Rossi